Pubblicato da: mediatecatricarico | novembre 25, 2009

Una volta si giocava così…

Il gioco dei bottoni (1)
Necessitavano minimo due giocatori, si posizionavano su una superfice piana dove venivano posti dai partecipanti, un uguale numero di bottoni. Il primo concorrente, tirato a sorte, bagnava un dito con la saliva e lo pogiava su un bottone; staccatolo se il bottone si capovolgeva, il giocatore ne diventava proprietario. Quando ciò non avveniva, subentrava un nuovo giocatore e così via fino a quando tutti i bottoni non si capovolgeano.

Il gioco dei bottoni(2)
il numero dei partecipanti era imprecisato, minimo però bisognava essere in due. Fatta la conta, un giocatore si avvicinava ad un muro che era parte integrante del gioco e dall’altezza di un metro circa lasciava cadere un bottone. Un secondo giocatore ripeteva la stessa operazione e se il bottone colpiva quello del primo giocatore, ambedue i bottoni diventavano suoi.

Pippo a ndoro
Si giocava con un gruppo di ragazzi e ragazze oppure in due. Bisognava sedersi in fila, si raccontava la filastrocca:
Pippo a ndoro di vicanza piglia piedi e piglia pranza e branza vinci tu devi alzare tu”
mentre si recitava questa filastrocca si toccava la gamba dei compagni; alla fine chi veniva toccato doveva tenere la gamba sollevata e ricevere un premio. Chi riusciva a non essere toccato era il più fortunato e quindi non pagava il pegno. Si ripeteva più volte recitando a rotazione la filastrocca. Questo gioco si faceva spesso nelle case quando non si andava a lavorare o nei campi o dalla sarta a cucire.

Cavadd e papr
 I partecipanti si dividevano in due squadre composte d tre o quattro ragazzi. Fatta la conta, bisognava scegliere se appartenere alla squadra dei cavalli o delle papere. All’inizio del gioco i componenti della squadra dei cavalli, leggermente inclinati, si appoggiavano al muro, mentre tutti quelli della squadra delle papere iniziavano a saltare sui cavalli. Alla fine , quando tutti avevano saltato, se rimanevano a cavalcioni sui “cavalli” per un tempo prestabilito, avevano vinto e avevano diritto a nuovi salti; mentre se uno solo della squadra delle papere veniva disarcionato, vincevano gli avversari e toccava alle “papere” andare vicino al muro e sopportare il peso degli avversari e così via fino a quando non venivano interrotti dai genitori.

U pezz’l
Il gioco richiedeva due squadre formate da due o più ragazzi. Si poteva svolgere in un campo piano, naturale, cioè nelle campagne oppure in un luogo erboso con terra massiccia., ma anche nelle piazze, soprattutto d’estate. Il giocatore della prima squadra si posiziovapa e colpiva con la mazza “u pezz’l”; appena questo salta in aria, il giocatore lo colpisce di nuovo e subito l’arbitro va a segnare il punto in cui il pezzo si è conficcato. Lo stesso giocatore ripete la battuta per altre due volte e l’arbitro stabilisce la massima distanza dei lanci. Poi passa a tirare il primo giocatore della squadra avversaria, seguendo le stesse regole. Poi seguono gli altri giocatori. Vince la squadra i cui giocatori hanno sommato il maggior numero di punti. La squadra perdente doveva pagare dei pegni che potevano consistere nel: “dare una mazzata nelle gambe o sulla spina dorsale; dare uno schiaffo dietro la nuca o infine fare camminare scalzi sulle pietre”. Questo gioco era considerato molto pericoloso e sio pensa che insegnasse a difendersi.

L pret
Gioco prettamente femminile, non disdegnato dai ragazzi, anzi, spesso si giocava insieme. Si cercavano cinque piccole pietre dalla forma rotondeggiante. Tenendole in una mano, una si lanciava in alto( a circa 70 cm), le altre si pèogiavano in terra. Con la stessa mano o con la stessa procedura, le pietre che erano in terra, venivano raccolte prima una alla volta, poi due alla volta, poi tre in una volta e una in un’altra e poi tutte e quattro insieme. Superato il primo livello si passava al secondo: con il pollice e l’indice pogiati su una superficie piana, si faceva un ponte sotto cui dovevano passare le pietre prima uno alla volta, poi due alla volta poi trealla volta, poi quattro alla volta, mentre la solita pietra veniva lanciata in aria da un’altezza di una settantina di cm. Il gioco si interrompeva quando uno dei partecipanti non riusciva a riprendere la pietra lanciata in aria o non riusciva a raccogliere le pietre da terra o a non farle passare sotto il ponte prima che quella lanciata in aria fosse ripresa.


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